INDAGINE SUI MINIMARKET AL CENTRO DI OGNI SOSPETTO (Seconda parte)
- 30 mar 2024
- Tempo di lettura: 2 min
Per il presidente della Circoscrizione 'Roma docet': “Il sindaco Gualtieri non è di certo un uomo di destra. Per questo, siamo convinti a maggior ragione che di fronte a evidenti motivi di sicurezza anche il nostro primo cittadino dovrebbe disporre con ordinanza la chiusura anticipata dei minimarket. Questa ordinanza – continua Lomanto - venga applicata in luoghi specifici come Barriera di Milano dove la chiusura per 30 giorni di un solo minimarket non serve a nulla, dal momento che ormai sono ubicati uno accanto all’altro”.
Nel quartiere i più problematici si affacciano sulle vie Montanaro, Scarlatti, Malone, Martorelli, Monte Rosa e sui corsi Palermo e Giulio Cesare. In passato, fino a più o meno 5 o 6 anni fa, tanti erano stati fatti chiudere per violazioni di norme igienico-sanitarie. Ultimamente, sotto questo profilo, si sono almeno in parte messi in regola. Ma non per questo si può affermare che righino dritto. Per esempio, alcuni proprietari di minimarket, o perché costretti a farlo o in cambio di una ricompensa, sono collusi con i pusher ai quali custodiscono le chiavi degli appartamenti in alcuni momenti della giornata. Agli spacciatori, infatti, non conviene portarle con sé quando sono per strada al “lavoro” perché i poliziotti gliele troverebbero addosso nel corso di eventuali controlli.
Più complesso ancora il problema dei banglamarket. All'interno della comunità bengalese i titolari stanno all’apice della piramide sociale e pertanto si possono permettere di essere tutt’altro che teneri con i loro connazionali non in regola o in attesa del permesso di soggiorno. Spesso li trattano come sguatteri e li fanno lavorare dietro il bancone per un tozzo di pane. In cambio di un letto talora li costringono al pagamento di cifre esorbitanti per poi farli dormire stipati in piccoli appartamenti di loro proprietà come tanti animali in gabbia. Nei bangla i prodotti si trovano in vendita a prezzi più bassi perché in molti casi si tratta di merce rubata, acquistata per pochi spiccioli da tossici o landruncoli che a loro volta l’hanno sottratta dagli scaffali di qualche supermercato. Insomma, può anche capitare che questi esercizi pubblici siano luoghi di ricettazione.
Della malamovida e del degrado che questa si trascina dietro i cittadini non ne possono più. Sono esasperati e da lungo tempo chiedono a gran voce che la politica intervenga. “Le regole ci sono e vanno fatte rispettare da tutti. Degli ubriaconi e dei tossici sotto casa ne abbiamo le scatole piene, anche perché i nostri figli non sono nemmeno più liberi di uscire da soli” ci scrive Adele. “All’interno non spacciano perché sono troppo furbi, ma comunque attirano drogati e sbandati di ogni genere. Continuano ad aprirne, ce n’è uno in ogni angolo. Barriera sta andando alla deriva” si lamenta Stefania, una nostra lettrice.
Per Lomanto la stretta sulla malamovida non può più essere rimandata. “Se il sindaco e la sua giunta reputano l’ordinanza uno strumento non adatto, cosa che io invece contesto – conclude -, chiediamo piuttosto che venga costituito un tavolo con la Circoscrizione, il Comune le Forze dell’ordine al fine di trovare lo strumento corretto per la chiusura anticipata di questi minimarket che conosciamo molto bene per il disagio infinito che stanno causando da anni”.

