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ADDIO ALLA GASTRONOMIA FERRI

  • Immagine del redattore: Paola Gatti
    Paola Gatti
  • 1 giorno fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Per il Pastificio Ferri questi sono gli ultimi giorni di lavoro. Poi il primo di agosto le serrande si abbasseranno. Ma non per le ferie estive, per sempre. Lo annuncia un cartello esposto sulla porta al civico 155 di corso Giulio Cesare, anche se l’avviso che più salta agli occhi è quello vicino alla cassa: “Sabato 1 agosto il negozio chiuderà DEFINITIVAMENTE. Ringraziamo tutti voi per la fiducia che ci avete dato in tutti questi anni”. Quell’avverbio “definitivamente”, scritto con caratteri di grandi dimensioni, campeggia lapidario.



Il Pastificio Ferri è un altro pezzo di Barriera che se ne va. Un pezzo importante che ha scritto ampie pagine di storia del quartiere negli anni in cui il corso Giulio Cesare godeva di buona salute e le sue attività commerciali erano particolarmente vivaci e attrattive. Se ne va travolto dal degrado e dai cambiamenti, anche etnico-culturali, che questi luoghi stanno subendo.


Quando entriamo nel negozio, il titolare Giorgio Ferri è impegnato dietro il bancone a pulire una coscia di prosciutto crudo con cura, la cura necessaria per far sì che i prodotti venduti siano tutti di prima scelta. Sul suo volto si coglie un’espressione piena di rassegnazione. A fine mese dovrà dire addio al negozio fondato dal nonno nel 1952 e poi portato avanti dal papà che a sua volta lo ha ceduto a lui, “sono praticamente nato qui” afferma.



“Che altro potevo fare se non gettare la spugna? Ero vicino all’annegamento. Non c’era giorno che non fossi in perdita - ci dice -. E io ho una famiglia a cui devo provvedere. I miei due figli sono studenti universitari”. Gli rispondiamo che ci dispiace perché per noi di Barriera il Pastificio Ferri ha rappresentato un vero fiore all’occhiello che dava lustro al quartiere. La sua storia prestigiosa sta scritta sui riconoscimenti appesi alle pareti: Maestro del Gusto e inoltre esercizio che ha ottenuto il titolo ufficiale di Epic.



Riconoscimenti che diventano inutili quando mancano i clienti. “Per anni ho servito famiglie italiane che ora non ci sono più. Molti anziani sono scomparsi o, se sono ancora in vita, faticano a spostarsi mentre i più giovani, potendo, scappano altrove” spiega trattenendo con fatica lo sconforto.



Già, questo è il quartiere più multietnico di Torino e inoltre è zona di spaccio. “Gli stranieri hanno altre abitudini, sia di vita che alimentari – aggiunge Ferri -. Acquistano esclusivamente nei negozi gestiti da loro connazionali, anche perché loro si sostengono a vicenda”. Non c’è rabbia o rancore nelle sue affermazioni, nemmeno quando parla delle istituzioni che negli anni non hanno fatto nulla per sostenere attività storiche come la sua con quasi tre quarti di secolo alle spalle.


Io penso che sia stata la politica a decidere che questo quartiere doveva essere il ghetto di Torino. Come accadde a San Salvario, almeno venticinque anni fa. In quel periodo residenti e commercianti scapparono disperati svendendo tutto. Poi però con la riqualificazione il valore degli immobili è di nuovo salito” afferma.


Così il Pastificio Ferri, dopo 74 anni, chiude le saracinesche sabato per non rialzarle mai più. E lascia a casa quattro dipendenti. Giorgio, il titolare, si è trovato un altro lavoro, sempre nel campo della ristorazione, rinunciando però a quella che era una tradizione di famiglia. Dal canto suo Barriera perde un importante presidio del territorio. Al posto della storica gastronomia aprirà un altro Bangla market, considerato che chi ha acquistato l’immobile da Ferri, costretto a svendere, è originario del Bangladesh. Davvero le istituzioni non potevano fare nulla per evitare questa debacle? Fine della storia.    



3 commenti

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Paola
un giorno fa
Valutazione 5 stelle su 5.

Non ricordo nessun natale senza il vitello tonnato, gli agnolotti ed i cappelletti di Ferri. Mi si stringe il cuore al pensiero che chiuda. Questa è una vera vergogna per tutti noi Barrierotti per sempre che vogliamo continuare a restare nel nostro amato quartiere!

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Ospite
un giorno fa
Valutazione 1 stella su 5.

Uno dei negozi più prestigiosi rimasti che chiude... Una delle tante realtà.. Non è vero che non c'erano più clienti... La gente non andava più per la maranza che c'era proprio lì, con i loro monopattini che scippavano chiunque fosse alla portata... Negozi che lavorano con la serratura chiusa a chiave...

Mi auguro che la politica tutta si metta una mano sulla coscienza... Anche se ormai è tardi

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Bruno
18 ore fa
Risposta a

Che Tristezza e non è l'unico !!

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