DA PIAZZA CRISPI UN CORO DI VAFFA

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E’ partito da piazza Castello alle 16 di ieri, sabato 7 novembre, il corteo contro il caro vita e la guerra per poi arrivare in piazza Crispi, intorno alle 19, dopo essersi snodato lungo via Po, corso San Maurizio fino a Porta Palazzo e successivamente in via Cigna. Alcune migliaia di manifestanti tra studenti, lavoratori, docenti e agricoltori sono di nuovo scese in piazza. Nessun incidente e nessun problema di ordine pubblico questa volta.

“Non ci sono stati disordini come il 24 ottobre. Hanno protestato pacificamente, senza arrivare alle tensioni con la polizia. Alla fine, verso le 20 alcuni di loro si sono messi a ballare a tempo di musica, ma non sono rimasti fino a mezzanotte, benché avessero annunciato di volerlo fare” ci racconta Maria Rosaria, la residente che ci ha inviato foto e video raccolti in piazza Crispi. Grande il dispiegamento di forze dell’ordine nei corsi Novara, Vigevano e Vercelli.
Come documenta il filmato è volato qualche “vaffa” all’indirizzo della presidente del Consiglio, di cui più e più volte i manifestanti hanno chiesto le dimissioni durante la manifestazione.
In corso San Maurizio c’è stato il falò delle bollette della luce e del gas, bruciate simbolicamente da alcune decine di dimostranti per rimarcare che “in Italia i soldi non ci sono più”. A spiegare le ragioni della protesta, organizzata da "Torino in piazza", Simone, docente e portavoce del movimento: “Questo governo ci ha illusi, promettendoci maggiore dignità, ma ormai i soldi sono nelle mani delle grandi multinazionali. Noi non accettiamo queste bollette e questi continui aumenti. Per questo oggi, tutti insieme, diamo fuoco alle bollette e le distruggiamo”.
Lungo tutto il percorso sono stati scanditi cori contro non soltanto Giorgia Meloni, ma anche il ministro Matteo Salvini, oltre al ritornello "J'ai deux passions, La fanfare, la révolution", canto di lotta reso celebre dalle mobilitazioni francesi.




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