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DON ALÌ ACCIUFFATO, ECCO IL VIDEO

  • Immagine del redattore: facciamobarriera
    facciamobarriera
  • 22 nov
  • Tempo di lettura: 3 min

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Dopo ore concitate di post impropri, rivendicazioni farlocche e farneticazioni prive di dettagli che in nessun modo possono essere considerate notizie, ma soltanto “sentito dire”, l’arresto di Don Alì è notizia certa.


Per il tiktoker 24enne marocchino, ma cittadino italiano, ritenuto responsabile di atti persecutori, le manette sono scattate nella serata di ieri, venerdì 21 novembre. A inchiodarlo la Squadra Mobile di Torino. L’ordinanza di custodia cautelare in carcere è stata emessa dal Tribunale su richiesta della Procura della Repubblica di Torino, diretta da Giovanni Bombardieri. Per lo stesso reato, è stata disposto l’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria nei confronti di un 24enne ed un 27enne, torinesi di seconda generazione, complici di Don Alì.


Don Alì, al secolo Said Alì, anche noto come il “capo dei maranza”, è stato al centro delle cronache nell’ultimo mese per aver offeso e minacciato un maestro elementare di Barriera di Milano. Con alcuni compagni di merende, lo ha aspettato al varco, accerchiato e accusato ingiustamente di aver picchiato un bambino. Poi ha pubblicato sui social il video che immortala la missione punitiva, diffamando così l’insegnante. Le indagini, avviate dal Commissariato Barriera di Milano e portate avanti dalla Squadra Mobile, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Torino, sono iniziate a fine ottobre, in seguito a questo agguato che ha avuto luogo davanti agli occhi della figlia del maestro appena uscita da scuola.


La bambina, come si vede nel video pubblicato sulla pagina Instagram di Don Alì, tutta spaventata, se ne sta avvinghiata al papà mentre i tre non smettono di importunarlo nemmeno quando arriva una collega della vittima, anzi lo colpiscono con alcuni schiaffi sulla nuca.  Disdicevoli le didascalie che accompagnano le immagini. Il docente viene additato come un “pedofilo”, una “preda” che deve essere braccata per il torto da lui fatto a un loro nipote.


Poi, a inizio novembre, Don Alì pubblica spezzoni di un’intervista rilasciata alla nota trasmissione “Le Iene” in cui, parlando della vicenda, afferma la necessità di “punire” chi stupra i bambini e inoltre rinnova le minacce al professore. “Se la prossima volta abusi un bambino, finirà molto peggio!” afferma senza mezzi termini. Tutto questo provoca alla vittima un grave e perdurante stato d’ansia che lo induce a cambiare comportamenti e abitudini familiari nella vita quotidiana.


Intanto gli accertamenti investigativi svolti dalla Squadra Mobile rivelano l’infondatezza delle accuse rivolte dai tre maranza al maestro. Al contempo attraverso la visione dei video, dei post social e grazie anche alle testimonianze raccolte emergono le dinamiche moleste e minacciose messe in pratica dal gruppo.


Non bastasse Don Alì viene anche identificato dagli investigatori come “l’autore dell’aggressione patita da una troupe della trasmissione televisiva di Rete 4 <Diritto e Rovescio> lo scorso 11 novembre”. Cronisti e operatori, a Torino per realizzare un servizio su di lui, si trovano a bordo della loro auto, parcheggiata in corso Novara, quando all’improvviso arriva un uomo incappucciato che con una mazza chiodata distrugge il parabrezza del veicolo per poi scappare via.  


Le bravate di Don Alì, che spesso sconfinano in reati belli e propri, stavolta sono andate ben oltre. Pertanto la Procura di Torino, dopo aver raccolto tutti questi elementi di prova, ha avanzato richiesta di custodia cautelare che poi è stata accolta dal Gip. Il giudice ha motivato il provvedimento, sottolineando la pericolosità del principale indagato.


“La misura cautelare è stata eseguita nella serata di ieri, al termine di prolungate ricerche del 24enne, che nel frattempo si era reso irreperibile. Il giovane è stato individuato nelle cantine di un palazzo nel quartiere Barriera di Milano. Dopo un breve inseguimento a piedi è stato bloccato e accompagnato in Questura” spiega una nota stampa diffusa dalla Questura di Torino.


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