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UN PONTE TRA PASSATO E PRESENTE IN VIA LEINÌ

  • Immagine del redattore: facciamobarriera
    facciamobarriera
  • 6 giorni fa
  • Tempo di lettura: 2 min

Il bancone è lo stesso dal 1955 e la macchina da caffè, una Faema E61 del 1961, di andare in pensione non vuole proprio saperne. Ci troviamo in via Leinì 18, nel piccolo bar - ristorante da Baffo, un prezioso gioiello nel cuore di Barriera di Milano. Quando è nato nel 1909 era una locanda dove si fermavano i viandanti per rifocillarsi e riposare prima di iniziare un nuovo viaggio. Oggi, così in sospeso tra passato e presente, racconta la storia del quartiere che ha contributo al tempo stesso a scrivere. Francesco Insinga, titolare e chef, ci ha invitati a prendere un espresso, antico e moderno, da lui perché desidera spiegarci la sua idea di Barriera.


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“Per dare un nuovo respiro al quartiere serve unire le forze. Bisogna collaborare, raccontarsi, agire insieme, senza divisioni politiche o religiose, per cambiare la narrazione di questo borgo, troppo spesso frainteso o dimenticato” afferma. Insomma, come noi di Facciamo Barriera, ritiene fondamentale fare rete, fare comunità affinché i luoghi tornino vivibili, sottraendoli così alle brutture quotidiane.


Per Francesco, Barriera vuol dire ricordi, emozioni, sensazioni. È il luogo innanzitutto della sua infanzia. Con gli amici ha giocato tra gli scheletri delle ex fabbriche della zona, le sue estati odorano ancora del cloro della piscina Sempione. Indimenticabili per lui sono anche i pomeriggi freddi trascorsi al cinema, all’Adua o al Ciak, per vedere un film e per scaldarsi. “Questi ricordi non appartengono solo a me: sono la memoria di un’intera comunità, di diverse generazioni. Sono storie condivise, esperienze comuni, che appartengono a chi ha vissuto e continua a vivere qui, a chi è nato e cresciuto in Barriera o a chi l’ha scelta come casa” ci dice con fierezza.


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Oggi il quartiere è cambiato molto. Può ben dirsi multietnico e multiculturale. È una babele di lingue e di tradizioni diverse. Ma resta al contempo ciò che è stato. “Sedersi a tavola da Baffo significa percepire tutto questo: la vitalità del quartiere, la memoria dei luoghi dimenticati e la passione che trasforma ogni piatto in esperienza” incalza Francesco. 


Il locale si propone dunque di far da ponte tra passato e presente in un quartiere in continuo fermento. Infatti, nel corso degli anni ha cambiato pelle diverse volte, da locanda per viandanti si è trasformato in punto di riferimento per le famiglie operaie fino a diventare attualmente un ristorante che offre cibo stellato a prezzi popolari.


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“In un’epoca in cui tutto è più caro e la depersonalizzazione è all’ordine del giorno, Da Baffo continua a mantenere viva una tradizione familiare: quella di chi è salito dal Sud al Nord per crearsi una nuova possibilità, in un’Italia ferita dai bombardamenti che hanno colpito anche questo quartiere” conclude il padrone di casa che, dopo questa lunga chiacchierata, ha fretta di tornare ai fornelli per dedicarsi ai suoi piatti tipici piemontesi, arricchiti però da influenze moderne e tecniche di alta cucina


[Questo articolo è una libera scelta editoriale, non commerciale, ispirata e dettata solo da criteri informativi di carattere territoriale]

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