OMICIDIO DI VIA CIGNA, ERGASTOLO COMFERMATO PER IL KILLER
- facciamobarriera

- 30 minuti fa
- Tempo di lettura: 2 min
La Corte d’appello ha confermato la condanna all’ergastolo per il 49enne di origine tunisina che uccise con una coltellata al petto la moglie Roua Nabi, di 34 anni. Il delitto si consumò il 23 settembre 2024, poco prima di mezzanotte, in un appartamento di via Cigna dove la donna viveva con i due figli minori che assistettero alla scena. Videro la propria madre accasciarsi al suolo dopo essere stata trafitta al cuore da una lama di una ventina di centimetri, impugnata dal proprio padre.

I giudici hanno invece cancellato la misura dell’isolamento diurno per quattro mesi. Mentre le attenuanti generiche, richieste dall’avvocato dell’imputato, sono state negate. “Non è un omicidio premeditato – ha sottolineato il difensore Sheila Foti -. È successo tutto all'improvviso durante una discussione. Il mio assistito non si è dato alla fuga: è uscito di casa e ha raggiunto una stazione dei carabinieri per consegnarsi, trovandola chiusa. Quindi ha fermato una pattuglia della polizia municipale di passaggio”.
Secondo la pg Marina Nuccio l’esistenza di Roua e dei suoi figli era segnata dalle continue prevaricazioni, per loro ha detto "il menù quotidiano era a base di pane e violenza". In base alle ricostruzioni si sarebbe trattato di un agguato sulla porta di casa. L’uomo avrebbe sferrato con forza devastante un solo fendente alla moglie, dopo aver estratto il coltello nascosto dietro la schiena. Un fendente che le ha spaccato il cuore, come ha sottolineato il medico legale. Il figlio più piccolo, di soli undici anni, a quanto risulta inseguì il padre in fuga con l'intento di consegnarlo alle forze dell’ordine.
In aula è inoltre emerso un particolare molto inquietante. Secondo le educatrici l’uomo continuerebbe a esercitare il controllo sui figli, utilizzando un cellulare dal carcere. Dai ragazzini vorrebbe sapere dove vive la madre di Roua, che ha chiesto il loro affido. La procura ha aperto un'inchiesta.
Resta ancora da chiarire il motivo per cui il braccialetto elettronico che era stato applicato al 49enne, sottoposto a divieto di avvicinamento, quel giorno non funzionò. L’avvocato di parte civile Stefania Agagliate, che assiste la madre di Roua, ha pertanto annunciato che intende avviare una causa contro il ministero della Giustizia.




Commenti